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mercoledì 22 agosto 2012

LE MIE RECENSIONI: "I MERCENARI 2 - THE EXPENDABLES 2"


Geniale, per certi versi quasi commovente. "I mercenari 2" (titolo originale "The Expendables 2"), diretto da Simon West, è più di un semplice film: è un tributo - kolossal agli "eroi di celluloide" che, negli ultimi trent'anni, hanno costruito il mito del cinema d'azione americano. Da Sylvester Stallone ad Arnold Schwarzenegger, da Dolph "Ivan Drago" Lundgren a Chuck Norris, da Bruce Willis a Jean Claude Van Damme, quest'ultimo il solo cattivo della illustre e nerboruta compagnia: ci sono tutti, o meglio quasi tutti, perché, tiratina d'orecchie per la produzione, non si può architettare un tale progetto senza buttarci dentro, per dire, anche uno come Steven Seagal... 
SATIRA - Certo, la parola tributo si presta in questo caso a più di una interpretazione: perché un'operazione - nostalgia del genere, e un cast di tal fatta, non potevano non implicare anche una chiave di lettura "satirico - umoristica" del filone portato al successo planetario dalle sopra citate "star del muscolo". "I Mercenari 2" è, certo, una summa del genere, ma anche un metterne a nudo gli eccessi per smontarli, senza pudore né ritrosie, e, in una certa qual misura, ridicolizzarli. 
La trama è esile e ridotta all'osso, e non brilla per originalità (ma quando mai sono stati insoliti e imprevedibili, i canovacci narrativi degli action movie d'oltreoceano?): una squadra di mercenari "fisicatissimi", armati fino al collo e non molto inclini al dialogo chiarificatore, è incaricata di recuperare un preziosissimo carico di plutonio, ma deve fare i conti con il sanguinario Jean Claude Van Damme e la sua banda di guerriglieri senza scrupoli, che cercano lo stesso bottino (ma per finalità potenzialmente devastanti per gli equilibri mondiali, ça va sans dire), lo recuperano e uccidono, dopo averlo preso in ostaggio, il membro più giovane della... banda dei buoni (che, ovviamente, era innamoratissimo, desideroso di tornare dalla sua fidanzata e deciso a chiudere la sua esperienza di mercenario alla fine del mese). La missione degli "expendables" diventa così anche una ricerca di vendetta per l'amico e collega brutalmente assassinato. 
PAROLA D'ORDINE: ECCEDERE - Come il duplice obiettivo verrà perseguito da questa simpatica banda di attempati combattenti è fin troppo scontato: sparatorie, sangue, morti, scontri armati e a mani nude di selvaggio furore. Ma non è questo il punto: il bello della pellicola è quell'aria di parodia, di autoironia che la permea dall'inizio alla fine. Sì, fin dai primissimi minuti: si parte infatti con il gruppo di Stallone impegnato in una missione non certo decisiva per gli esiti del film (un po' come i "preludi" dei film di 007, tipo quello con la nostra Maria Grazia Cucinotta, Bond girl per pochi e poco significativi minuti), un "antipasto" in cui il quantitativo di uccisioni, attacchi con mezzi corazzati e aerei, bombardamenti e uso di altre devastanti armi raggiungono immediatamente livelli parossistici. Perché lo scopo degli ideatori della pellicola, il deus ex machina Stallone in primis, è questo, e nemmeno troppo coperto: esagerare fino all'inverosimile, per "canzonare" le costanti narrative dei film d'azione made in USA. 
Ecco dunque i nostri invincibili imbracciare armi di inaudita potenza, mitra e bazooka, e falciare con totale nonchalance chiunque capiti loro a tiro (il sospetto è che nella furia devastatrice vengano spazzati via anche poveri uomini trovatisi a passare lì per caso, ma si sa come vanno le cose negli action movie, una sparatoria tira l'altra e il conteggio delle vittime diventa alla fine un dettaglio trascurabile, di fronte all'immancabile trionfo del bene), oppure impegnarsi in duelli all'arma bianca o esclusivamente fisici in cui mettono in evidenza doti acrobatiche fuori dal comune e si scambiano colpi che la metà, e anche molto meno, basterebbe per distruggere un toro, ma loro no, loro escono fuori dal macello con qualche ammaccatura e pochi rivoli di sangue a solcare i loro corpi scultorei. 
Ed ecco, ancora, la solita bomba da disinnescare coi secondi dell'orologio che scorrono vorticosamente verso il momento fatale, e una quantità di ordigni, proiettili e siluri che non avrebbe a disposizione nemmeno la più grande potenza militare del mondo; poi il sangue, come detto, sangue a ettolitri, e questa è un po' una novità, perché nei film d'azione classici le uccisioni mostrano spesso e volentieri un volto "cruento ma non troppo", mentre qui si sconfina quasi nello splatter (uno dei sicari di Van Damme crivellato di colpi da Stallone fin quasi a ridurlo a poltiglia, con la prece conclusiva del nostro: "Riposa in pezzi"...). 
SMITIZZARE E PARODIARE - E tuttavia anche questo indugiare nel dettaglio crudo rientra a pieno titolo nella mission della sceneggiatura: eccedere, portare oltre i limiti della realtà il modus operandi di questi eroi che "uccidono per il bene comune", esasperarlo per smitizzarlo, per dimostrare come certi film non vadano poi presi troppo sul serio, visto che ancora oggi c'è qualcuno, in ogni parte del mondo, assai insistente nel sostenere la forza malefica di "cattivo esempio" di queste opere oltremodo violente. 
Smitizzare, sì, e in definitiva ridimensionare la portata "simbolica" di questi film: nel mio piccolo, l'ho sempre fatto. Già gli "action" normali sono talmente sopra le righe da non poter non essere guardati con distacco e disincanto, se si ha un minimo di capacità raziocinante. Dopodiché, certo, le menti labili esistono da sempre e sempre esisteranno, e magari trarranno ispirazioni insane anche da pellicole in apparenza ben più innocue. Nel caso de "I mercenari 2", l'eccesso è dunque una cifra stilistica voluta e riconoscibile, che produce un effetto parodistico e sprazzi di comicità tutt'altro che involontaria. E se, fra i vari mostri sacri, Stallone e Willis riescono a conservare un barlume di seriosità, Schwarzy e soprattutto Norris assurgono al ruolo di caricature di loro stessi, un ruolo ben lungi dal depotenziarne l'efficacia nello sviluppo del film. 
Varcare i limiti fino all'assurdo e all'irrealistico, per umanizzare e far sorridere: perché questi miti del cinema forzuto e commerciale sanno non prendersi troppo sul serio, e ciò li rende ancora più grandi. Ecco quindi che "The expendables 2" chiude in qualche modo un ciclo che lascia mille rimpianti: perché prima di vedere una nuova generazione di "eroi armati fino ai denti a difesa dell'umanità" ne passerà di acqua sotto i ponti: come nello sport, i fuoriclasse non nascono tutti i giorni, e nemmeno tutti gli anni. 

PS: stacco per una settimanella: mi riposo un po', poi si torna a scrivere sul blog. Continuate comunque a passare di qui e a leggere anche i post un po' più vecchi! ;) Buone vacanze, e a presto sentirci. 

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