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martedì 15 agosto 2017

SANREMO 2018: VERSO UN FESTIVAL DI TRANSIZIONE? BUIO ASSOLUTO SU CONDUZIONE E DIREZIONE ARTISTICA



Sanremo 2018 si farà in ogni caso, ma la sensazione, al momento, è che si tratterà di un Festival di passaggio, di transizione. Riflessione inevitabile, una volta constatato che, doppiata la boa di Ferragosto, ancora nessuna notizia utile è giunta da Mamma Rai sull'edizione 68 della kermesse. Si brancola nel buio quasi assoluto, e anche l'unico barlume di luce giunto in queste settimane, ossia la pubblicazione del regolamento della categoria Giovani, ha destato più sconcerto che sollievo: stupisce infatti che sia stato compiuto un passo così importante in assenza di un direttore artistico designato. A meno che un direttore artistico "ombra" già non ci sia... 
Il fatto è che tale regolamento ricalca, a grandi linee, quello dell'anno passato, tanto da aver fatto sospettare una riconferma, nel ruolo di deus ex machina dietro le quinte, del mattatore degli ultimi tre Festival, Carlo Conti. Difficile pensarlo, dopo aver letto una sua recente intervista rilasciata a Sorrisi & Canzoni, nella quale ha parlato in lungo e in largo degli impegni che lo attendono nella stagione tv 2017/18 (da Tale e Quale allo Zecchino d'oro passando per uno special su Pavarotti, fino al sogno di riportare la Corrida sul piccolo schermo) senza fare riferimento al Festivalone, se non dicendo, appunto, che sta passando un'estate più rilassata rispetto alle ultime tre, in cui pesava su di lui la responsabilità di Sanremo. E poi, che senso avrebbe l'aver già scelto un direttore artistico, anzi averlo confermato, senza annunciarlo? 
GIOVANI: COME L'ANNO SCORSO - La stranezza però rimane, perché con questo primo passo si è in pratica già fissata una continuità regolamentare col passato recente di Sanremo Giovani: e se la nuova "guida tecnica" della manifestazione avesse invece voluto cambiarne il meccanismo? Una modifica della gara delle Nuove proposte sarebbe stata auspicabile, oltretutto, visto che negli ultimi anni la categoria si è appiattita sul modello talent (giuria vip con promozioni e bocciature decretate in diretta) e ha faticato a lanciare e consacrare con continuità verdi talenti (lodevole ma isolata l'eccezione del 2016 con Gabbani e Meta, mentre Lele, vincitore pochi mesi fa, finora non ha lasciato grosse tracce). In sintesi: la questione "Nuove proposte" porta nella direzione di un Conti quarto, le dichiarazioni ufficiali e il silenzio della Rai indirizzano su strade radicalmente diverse. 
RITARDO - E' un Festival misterioso, dunque, dai contorni ancora molto, troppo vaghi. Per quanto mi riguarda, siamo davanti a un ritardo grave e incomprensibile. I cari vecchi patron del tempo che fu, dico gente come Vittorio Salvetti (che a Techetechetè chiamano Enzo, ma vabbè...), Gianni Ravera e Adriano Aragozzini, dicevano spesso che per fare un bel Sanremo occorrerebbe cominciare a lavorarci dal giorno dopo la fine dell'edizione precedente. Forse esageravano (ma anche no: chi meglio di loro conosceva le difficoltà di allestimento dell'evento?), e tuttavia non si può nemmeno esagerare nel senso opposto. Negli ultimi anni, in piena estate, le linee guida del Sanremo successivo erano già definite: si conosceva il nome del direttore artistico-padrone di casa, si conoscevano perlomeno i tratti salienti del meccanismo di gara. Bisogna risalire alla doppia gestione Gianmarco Mazzi - Gianni Morandi (2011-2012) per trovare una designazione effettuata dopo l'estate: in entrambi in casi l'ufficializzazione arrivò nel mese di ottobre. 
Questo per dire che siamo ancora in tempo ad evitare un'organizzazione trafelata, ma occhio, perché le settimane volano e sfogliare la margherita troppo a lungo potrebbe essere dannoso; non sta certo a me ricordare quanto complessa sia la macchina Festival: non si tratta solo di scegliere canzoni, ma occorre scrivere una "sceneggiatura" per chi sarà chiamato a condurlo, invitare ospiti di prestigio che siano in qualche modo emblematici della "linea editoriale" stabilita per l'evento, e vedettes internazionali che vanno prenotate per tempo. 
I GROSSI CALIBRI - Eccoci dunque al tema dei temi: chi avrà in mano le redini del Sanremone, nel febbraio prossimo? Febbraio oppure marzo, beninteso, perché se i tempi organizzativi si allungano uno slittamento dell'evento sarebbe eventualità da non scartare. Al di là delle dichiarazioni di facciata, teniamoci come parzialmente plausibile l'ipotesi di Conti gran manovratore lontano dalle luci di scena, forte di un triennio sanremese di altissimo profilo. Riguardo al nodo - presentatori, l'idea del duo Mika - Virginia Raffaele rimane al momento la più affascinante, in quanto foriera di un Festival diverso, originale, controcorrente, di impronta marcatamente giovanile. Lo showman libanese ha dichiarato che non ci sarà, ma anche in questo caso è opportuno aspettare: si fa presto a cambiare idea. Fra i due grossi calibri tv ancora proponibili per la kermesse ligure ci sono ovviamente Paolo Bonolis e Fabio Fazio. Più probabile il secondo (fresco di contestato passaggio a Rai 1) del primo, che è legato a filo doppio alla concorrenza e ha comunque detto che gli piacerebbe guidare un Festival più innovativo e spiazzante, magari lontano dall'Ariston, in un'arena più ampia e con maggiori potenzialità spettacolari. 
NO A GILETTI - Il passaggio di Massimo Giletti a La7 ha evitato il rischio di una sua conduzione con Piero Chiambretti, "rumor" rivelato da Alessandra Comazzi della Stampa: deo gratias. Trovo che le caratteristiche del Giletti anchorman siano del tutto incompatibili con il Dna dell'evento Sanremo, mentre Chiambretti di Festival ne ha fatti fin troppi (contando anche i Dopofestival) senza mai innalzare il livello qualitativo di quegli show. Sempre da tenere d'occhio l'opzione Maria De Filippi: già "in prestito" da Canale 5 l'anno scorso, potrebbe ripetersi stavolta come "primadonna", chissà... Vanno tenuti in debita considerazione i giovani rampanti: pochi, purtroppo. Il vivaio italiano dei presentatori sembra essersi inaridito. In Rai l'unico nome spendibile è quello di Federico Russo, dall'esterno potrebbe arrivare Alessandro Cattelan: si tratterebbe di scommesse come quella che fece Ravera a suo tempo su Claudio Cecchetto. Al momento, peraltro, paiono candidature meno forti di altre. 
I "NON PRESENTATORI" - Dopodiché, rimangono due bacini in cui pescare: quello dei presentatori estemporanei e non convenzionali e quello degli "aziendalisti" Rai, per usare due definizioni di grana grossa. Nel primo gruppo figurano quelle candidature di nomi d'eccezione che ogni tanto fanno capolino ma raramente si concretizzano: dai fratelli Fiorello a Laura Pausini, fino a Massimo Ranieri, proposto nei giorni scorsi da Marino Bartoletti, uno che di canzoni e di Sanremo se ne intende. Personaggi che non nascono  o che non sono solo presentatori, ma che in tali vesti si sono più volte messi alla prova con successo notevole quando non travolgente (ricordiamo in particolare il sabato sera di Rosario Fiorello,"Stasera pago io", a inizio secolo). 
GLI "AZIENDALISTI" - Il secondo gruppo è formato dai grandi professionisti targati Rai, quelli a cui non è mai stata data una chance all'Ariston e che forse la meriterebbero: Facciamo tre nomi e non ci sbagliamo: Milly Carlucci, che ha in curriculum la lunghissima esperienza alla guida di "Ballando con le stelle"; Fabrizio Frizzi, umile, mai troppo appariscente, mai invadente, ma sempre impeccabile in tutte le sue conduzioni, e negli ultimi tempi anche più sciolto davanti alle telecamere rispetto alla prima fase della carriera; dulcis in fundo, Amadeus, di questo trio il più papabile: nel 2017 iper-utilizzato dalla rete, vanta anche una notevole competenza in ambito discografico, e poi di rassegne canore se ne intende (chi ha la mia età lo ricorda sul palco del Festivalbar). 
Quest'ultimo potrebbe dire la sua anche in tema di direzione artistica, mentre per altri, fra quelli qui citati, si porrebbe il problema della nomina di un esperto che sovrintenda in primis alla selezione dei Big (il Mauro Pagani della situazione, già al fianco di Fazio) e poi all'allestimento dello spettacolo televisivo nel suo complesso (come quel Gianmarco Mazzi che dal 2004 al 2012 ha firmato a vario titolo diverse edizioni di Sanremo, il più delle volte con pieno successo). Non mi pronuncio su Pippo Baudo, nome che periodicamente ritorna, soprattutto in queste fasi di "trono vacante": ribadisco di non ritenerlo più in grado di guidare il Sanremone, sia per impegno organizzativo (troppo oneroso per un ultraottantenne) sia per comprensibili difficoltà nel restare in linea con un gusto musicale che è profondamente cambiato dalle sue ultime apparizioni all'Ariston. 
TRANSIZIONE FISIOLOGICA? - Insomma, come si vede la confusione è grande sotto il cielo, ed è  inquietante che ancora a fine giugno, in sede di presentazione dei palinsesti autunnali, il direttore generale Rai Mario Orfeo abbia dichiarato: "Su Sanremo stiamo cominciando a lavorare adesso". Capisco benissimo che la successione di una grande figura come Conti sia problematica, ma proprio per questo la faccenda andava affrontata da subito con piglio deciso, per pervenire a una soluzione entro l'inizio dell'estate.
Ecco perché allo stato attuale (poi può sempre comparire il "big name" che mette tutti d'accordo) penso a un probabile Festival di passaggio; ogni tanto succede, la storia della kermesse dimostra che è fisiologico, soprattutto dopo periodi contrassegnati da conduzioni e direzioni artistiche in qualche modo epocali. Ricordate le due edizioni seguite al primo triennio targato Baudo (1994 - 1996), quelle con Mike Bongiorno e Vianello? Due edizioni rassicuranti, da navigazione a vista, senza fremiti di novità (a meno di non voler considerare tale il Chiambretti vestito da angelo). Ecco, nessuna sorpresa se dovesse accadere qualcosa del genere nel 2018. Fa parte del gioco. E poi vuol dire poco: bastano una manciata di buone canzoni, una rivelazione di prospettiva, una conduzione comunque brillante, qualche ospite che lascia il segno, e Sanremo porta comunque la pagnotta a casa... 

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